I black bloc devastano Roma, guerriglia per le strade della capitale durante la manifestazione degli Indignados
Roma, 15 ottobre 2011. Un disastro, una guerriglia urbana in cui tutti combattevano contro tutti. Un corteo poco controllato, un fiume di gente che sperava di manifestare pacificamente, di far sentire i propri diritti, ma che ha assistito alla violenza più pura e alla distruzione gratuita. I black bloc hanno seminato devastazione e paura. Abbiamo visto un bambino che tirava sassi con il padre, entrambi incappucciati. Abbiamo visto una signora di poco più di 50 anni che dalla folla, in preda alla rabbia, li ha raggiunti urlando “Andate via! Così ci togliete il diritto a manifestare!!”. Tutti contro tutti, alla fine è stata la libertà, quella vera, che ci ha rimesso. Tante le polemiche, tante le strumentalizzazioni, generalizzando. In questi giorni in rete e sui giornali si legge di tutto: accuse alla polizia, alla stampa, al governo, agli organizzatori della manifestazione che non hanno pensato ad un servizio d’ordine. Si cerca un colpevole, ci si accusa a vicenda. Le congetture si sprecano, si pensa a complotti, infiltrati, poliziotti in borghese (che in effetti erano ovunque), fascisti, nazisti, frange di estrema destra. Tutto pur di non guardarci in faccia e chiederci cosa effettivamente abbiamo imparato da tutto ciò. Quello che è successo a Roma rispecchia come funzionano le cose nel mondo: gente per bene che vuole un mondo migliore, che protesta contro un sistema corrotto, gente malvagia che ruba la scena e rovina tutto, C’è chi si prende meriti che non ha, chi respinge accuse di cui dovrebbe render conto. E, come al solito, la gente per bene ci ha rimesso tutto. Alla fine, di notte, una piazza S. Giovanni deserta, la strada lucida dall’acqua usata per spazzare via i resti. Nell’aria quasi si respira ancora l’odore dei lacrimogeni, la camionetta esplosa viene portata via.
